LA CALVANA

IL TERRITORIO . 

“Tra Val di Bisenzio, Val di Sieve e Val di Marina, il crinale dei monti della Calvana è sagomato a groppa di cavallo: le zampe posteriori puntate verso il Bisenzio e verso la Sieve, quelle anteriori divaricate l’una sul poggio di Maglio- Altociglio, l’altra sul Crotogio- Croci di Calenzano. Il collo e la testa che si innalzano fieri sino al Monte Maggiore: la sella che l’uomo gli ha gettato addosso, poggia sulla faglia del Passo della Croce, sopra Sofignano. […]” (Calvana Ritrovata, Bartolozzi, Marchi, 2006)

Disegnare nella mente questo profilo sagomato solleva ogni dubbio su chi siano gli abitanti indiscussi delle praterie della Calvana. E sono ormai senza sella, non appartengono più all’uomo.
Lasciati in libertà, hanno scoperto le condizioni per vivere e riprodursi allo stato brado, in assoluta indipendenza.
Sono loro gli abitanti in Calvana.
Sono loro e la natura.


La storia di questa terra viene da molto lontano, quando in tempi geologici non sospetti era nient’altro che un fondale oceanico, dove la deposizione di scheletri marini e conchiglie, ha creato un profondo terreno sedimentato di carbonato di calcio che pazientemente si è sollevato durante l’orogenesi Appenninica.
Grazie all’azione chimica con le acque meteoriche e l’anidride carbonica questa roccia ha subito una vera e propria profonda trasformazione: il carsismo non è tipico del vicino Morello o dei fratelli Appennini, ma è solo qui che ha sprigionato la sua forza, donando alla Calvana il suo aspro e seducente carattere.
La sua morfologia ha consentito per millenni il via vai di popolazioni.
Come una passerella, da nord a sud, per 16 km, conduce dagli Appennini fino all’attuale piana, un tempo lacustre, poi diventata crocevia di commerci diretti al mare, verso le terre lontane.
Così, popoli etruschi e poi romani hanno intuito attorno a questi monti, la presenza di un luogo accogliente dove poter fare insediamento. Dalla Gonfienti ritrovata, alle necropoli nelle pendici, dalle chiuse delle valli, ai cocci delle doline, la Calvana conserva nella sua anima un passato di transiti pellegrini, mercanti, briganti e soldati...


Da una versante all’altro scorrono le acque che hanno solcato le vallate, ad Ovest quella del Bisenzio più grintoso, ad est della Marina, più silenziosa e gentile.
Il suo crinale è una vera passerella: da Montecuccoli la cima più a nord, sale verso Aia Padre e Poggio Mandrioni, fino al Montemaggiore, con la vetta più alta a 916 metri. Poi si scende dal Cantagrilli con la croce panoramica a 808 metri che ospita le fertili doline, si prosegue in discesa verso il Poggio Cocolla, la Croce della Retaia, per arrivare alla balconata sulla piana del Poggio Castiglione a 397 mt, la più bassa e più a sud, proprio sopra la cementizia pratese.
In terra carsica non si trovano acque alle pendici. Della pioggia che penetra nella montagna, le acque inghiottite risorgono solo ad altezza 400 mt, in poche e preziosi sorgenti, tra gli anfratti e le mila gallerie solcate dai milioni di anni. Più in su non c’è altro che l’opera ingegnosa degli acquedotti dei romani e degli acquidocci etruschi e dei pochi arrangiamenti dei pastori che hanno popolato gli ultimi secoli.
E’ sui crinali che chiudendo gli occhi, si può assaporare l’audacia, la grinta e l’accoglienza che caratterizza la Calvana, e il suono del galoppare dei cavalli e la luce che indora le doline, fanno da cornice a questo magico luogo.

A.S.S.C.

ASSOCIAZIONE SALVAGUARDIA E SVILUPPO CALVANA

fotografie ©Ottavia Poli

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